Atto Secondo
Scena prima
Sempre nel salotto di Margot. Sulla scena ci sono in più un tavolino a tre zampe con sopra una candela e due seggiole. Michel e la padrona di casa entrano insieme a braccetto.
MARGOT: … oh sì, ho trovato quella commedia incredibilmente divertente e spassosa, dovrei andare più spesso a teatro, si incontra così tanta bella gente…
MICHEL: hai ragione. Sai, credo di aver mangiato un po’ troppo…
MARGOT (squadrandolo) : eh sì…
MICHEL: eh sì, cosa?
MARGOT: hai messo su un po’ di pancetta ultimamente.
MICHEL (toccandosi la pancia): : non è affatto vero, sono quello di sempre.
MARGOT (con occhio clinico) : altroché! Guardati allo specchio, si nota un promontorio proprio qui, per me tra due o tre anni ti ritroverai ad avere un pancione così (mima).
Michel si controlla dinanzi allo specchio, mentre Margot, fattasi da parte, lo osserva e ride.
MICHEL (se ne accorge) : ma allora mi prendi in giro!
MARGOT (beffarda) : io? Non mi permetterei mai. Bene, ti va di giocare a carte?
MICHEL: una bella partitina me la farei volentieri. A cosa giochiamo? Canasta, Ramino, Poker…
MARGOT: ho un gioco nuovo, vedrai, ti piacerà. Sediamoci (gli indica il tavolino).
MICHEL: oh sì, certo.
MARGOT (accende la candela e spegne la luce della stanza. Prende le carte in mano) : bene, possiamo cominciare.
MICHEL: è bello così, c’è un’atmosfera più intima. Allora, quali sono le regole di questo gioco?
MARGOT: dunque, devo disporre le carte in circolo in questo modo (nel frattempo estrae da sotto l’abito un libricino e si guarda intorno). La luce va bene, il tavolo va bene, il libro, le carte… mi sembra che sia tutto a posto. Possiamo cominciare.
MICHEL: facciamo il primo giro a carte scoperte, così posso capire anche senza che mi spieghi le regole.
MARGOT: oh, ma non devi capire nessuna regola. E sufficiente che tu stia concentrato. Avanti, concentrati!
MICHEL: sono concentrato, ti sto seguendo.
MARGOT (irritata) : ma non continuare a seguire quello che faccio io, concentrati!
MICHEL: ma se non vedo quello che fai come pretendi che possa imparare a giocare?
MARGOT: chiudi gli occhi e concentrati!
MICHEL (rassegnato) : ma chi me lo ha fatto fare? Me lo merito, doveva essermi bastata la lezione di ieri sera (chiude gli occhi).
Margot prende le mani di Michel nelle sue, chiude a sua volta gli occhi, ed entrambi rimangono in silenzio per qualche istante. Quasi subito Michel, pur fingendo di rimanere concentrato, riapre gli occhi e vaga con lo sguardo nel tentativo di comprendere quanto sta succedendo.
MARGOT (se ne accorge e lo riprende) : ma insomma, hai voglia di rovinare tutto? Ti ho detto di rimanere concentrato!
MICHEL (con tono di rimprovero) : è quello che sto cercando di fare, solo che se capissi su cosa mi devo concentrare forse sarebbe tutto più semplice.
MARGOT: sst! (Legge dal libro) Ripeti con me adesso: Akkader buzaki omuri…
Michel la guarda perplesso.
MARGOT: e ripeti! Akkader buzaki omuri…
MICHEL (rassegnato) : Akkader buzaki omuri... ma cos’è, un gioco giapponese?
MARGOT: la pianti di dire cavolate? Continua: Sheziri ok Akkader, in blaetzaki uduri…
MICHEL (insieme a lei) : Sheziri ok Akkader, in blaetzaki uduri…
MARGOT: Tzitziozzucanlimsicotri…
MICHEL: Tzitzi… ma questo è un esercizio di ortofonia, non è un gioco!
MARGOT: sst! Smettila di fare commenti e ripeti: Tzi-tzi-ozzu-can-li-msi-co-tri…
MICHEL: tzi-tzi-ozzu-can-li-msi-co-tri…
MARGOT: bazel, ak bader Akkader acuz.
MICHEL (insieme a lei) : bazel, ak bader Akkader acuz. Abbiamo finito?
MARGOT: "O spiriti che animate le remote e nebbiose terre dell’aldilà, siateci propizi in questa notte di luna piena…"
MICHEL: luna piena? Ma è calante!
MARGOT: piantala, ti ho detto. "… e fate che il nostro cammino nella terra dell’oltretomba sia protetto dal vostro appoggio e dalla vostra benedizione. Con il vostro consenso, desidero invocare l’anima…"
MICHEL (illuminato) : ma stiamo facendo una seduta spiritica! Ma è roba da pazzi, io mi rifiuto, non ci credo a queste cose! (fa per alzarsi)
MARGOT (lo trattiene digrignando i denti mentre continua a decantare la formula, mutandola) : "… e vi prego di infierire con tutta la vostra malvagità su coloro che non credono in voi e che ostacolano questa legittima richiesta di ausilio".
MICHEL (seccato) : sì, come se non fossi già abbastanza sfortunato per conto mio!
MARGOT: taci, miscredente! Le tua misera favella non può nulla contro il mio grande potere!
MICHEL: non ti starai immedesimando un po’ troppo nella parte?
MARGOT (infervorata) : "o entità superiori, creature onnipotenti, che influite con la vostra opera sulle umane vicissitudini, consentitemi dunque di evocare lo spirito della defunta Hélène Sophie Martot, fu Domitien".
MICHEL: ma guarda che non parli con l’impiegato dell’ufficio anagrafe! E poi chi è questa Hélène Marie, una tua parente?
MARGOT: Hélène Sophie! E’ mia nonna. Ho preferito precisare, hai visto mai che me ne mandino una sbagliata.
MICHEL: non cambierai mai. E perché stai invocando lo spirito di tua nonna?
MARGOT: perché anche mia nonna, quando si trovava in difficoltà, si rivolgeva ai propri congiunti trapassati, i quali le consigliavano come agire e, soprattutto, le suggerivano come vendicarsi dei malefici altrui. Insomma, l’hai visto anche tu quel gallo nero, no? Dovrò pure tutelarmi in qualche modo!
MICHEL (con aria distaccata) : di cosa è morta tua nonna?
MARGOT: beh, è morta di vecchiaia a novantaquattro anni, ma l’ultima parte della sua esistenza l’ha trascorsa nell’ospedale psichiatrico di Saint Etienne.
MICHEL (tra sé) : ecco, mi sembrava…
MARGOT: come dici?
MICHEL: no, dicevo che mi sembrava di avere sentito qualcosa (si guarda intorno vago). Tu hai sentito qualcosa?
MARGOT (attenta) : hai ragione!
MICHEL (la guarda sorpreso) : ho ragione su cosa?
MARGOT (misteriosa) : sento dei rumori… sembrano dei passi.
Si sentono dei passi in sottofondo.
MICHEL: ma… ma questi sono veramente dei passi!
MARGOT (tutta raggiante) : è lei, è la mia nonnina, mi viene a trovare!
MICHEL (nervoso) : e… e tu dille di andare via, no? Che torni nel suo reparto… voglio dire, che torni nell’aldilà.
MARGOT: ma che ti prende? Non ti lascerai spaventare con così poco? (A voce alta) Nonnina, siamo qui, vieni a trovarci, abbiamo tante cose da chiederti, sai?
MICHEL: mandala via, ti dico!
Si sentono di nuovo dei passi in sottofondo, sempre più forti.
MARGOT: nonnina, siamo qui in salotto, dai, sbrigati, ti ho preso anche i pasticcini alla vaniglia che ti piacevano tanto!
MICHEL: biscotti alla vaniglia per… per un fantasma? Tu sei completamente paz…
Bussano alla porta del salotto. Michel grida e cade dalla sedia per lo spavento.
MARGOT (corre verso la porta e sparisce dietro le quinte): nonnina, ti vengo ad aprire, sono così conten… ah, sei tu Alphonse, no… non desideriamo altro per il momento. (Torna indietro) Era Alphonse… che peccato, credevo proprio che avrebbe funzionato.
MICHEL (ancora terrorizzato, col fiato corto) : se avesse funzionato, alla prossima seduta avresti dovuto invocare la mia di anima.
MARGOT: ma cosa sarà mai una seduta spiritica? Sei così noioso a volte.
MICHEL: già, dovresti imparare anche tu ad apprezzare la piacevole tranquillità della noia.
MARGOT: sì, quando ne avrò il tempo ci proverò… ma ancora voglio continuare a divertirmi, e per un bel pezzo, caro mio! (Va a sedersi sul divano, è pensierosa) Bene, e adesso a chi lo chiedo un consiglio io?
MICHEL: e io che ci sto a fare qui? Non mi avrai invitato solo per farmi venire un infarto, spero? Allora, mi vuoi dire da dove nascono tutti i tuoi problemi, cosa c’è che non va? Ti prego, ti vorrei aiutare.
MARGOT: sì, hai ragione, mi sto comportando come un’isterica, e forse un po’ lo sono diventata… sai… credo di essermi innamorata.
MICHEL (sorridendo) : e allora, dov’è la novità? Non è di certo la prima volta che ti succede.
MARGOT: no, non hai capito. Te lo ripeto (sillabando) : io - mi - so - no - in - na - mo - ra - ta.
MICHEL (le fa eco) : do - vre - sti - es - ser - ne - fe - li - ce.
MARGOT: lo sono, ma stavolta credo di aver preso un grosso abbaglio.
MICHEL: e chi è, lo conosco? Un imprenditore, un politico, uno scrittore…?
MARGOT: si chiama Alexandre Moreau, ed è… uno studente.
MICHEL: uno studen… ma ti ha dato di volta il cervello?
MARGOT (si alza in piedi ed inizia a piroettare su se stessa) : oh, se lo vedessi, Michel, è così dolce e bello… e poi è un poeta, sai? Compone dei versi di incredibile delicatezza. Oh, se lo vedessi sono certa che…
MICHEL: che scoppierei a ridere!
MARGOT: perché devi essere sempre così sprezzante nell’esprimere i tuoi giudizi?
MICHEL: andiamo Margot, ti ho vista perdere la testa per un uomo decine e decine di volte, ma c’era sempre una ragione plausibile.
MARGOT: una ragione plausibile? Dio, parli dell’amore con la freddezza di un burocrate. Non ci si innamora per una ragione. E poi tu che ne sai, hai mai amato veramente in tutta la tua vita?
MICHEL: più di quanto tu possa immaginare, perché il sentimento che tu provi solo ora io lo conosco da molto tempo ormai.
MARGOT: oh, Michel, ti prego, tu continui ancora a confondere l’amicizia con l’amore.
MICHEL: l’amicizia è di per sé una forma di amore.
MARGOT: sì, concordo con te… ma restano pur sempre due cose distinte. E, vedi, quello che provo per te è un sentimento molto profondo… ma non è amore. Mentre ciò che nutro per Alexandre è qualcosa di così intenso, di così puro…
MICHEL: di così… "materno"…
MARGOT: tu non puoi mai fare a meno di scherzare, vero? Lui mi trova una donna vera.
MICHEL: sì, e poi se ne scappa da Mademoiselle Marguerite Tangot alla prima occasione, giusto? Era lui che stavamo spiando ieri sera, no?
MARGOT (toccata nel vivo): io… io non ne ho alcuna certezza, il mio è solo un timore.
MICHEL: beh, qualcosa mi dice che si tratta di più di un timore.
MARGOT: a dire la verità, Iolande Duvigny li ha visti insieme la settimana scorsa al giardino delle Tuileries, non facevano nulla di particolare, stavano solo camminando mano nella mano.
MICHEL: mi sembra già abbastanza, non trovi?
MARGOT: ma sono coetanei, saranno sicuramente amici… in fondo, non c’è niente di strano.
MICHEL: Margot, andiamo, è naturale che sia così. Lui si sente attratto da te perché rappresenti quell’ideale di donna matura e sensuale che può senz’altro esercitare un forte ascendente su un giovane studente come il tuo Alexandre, ma nella sostanza, che futuro potrà mai avere una storia così? E’ solo un bel sogno, niente più.
MARGOT: sì, ma io questo sogno lo sto vivendo, e non voglio che finisca. Se non fosse per quella vipera di Marguerite Tangot che lo sta manipolando, e che fa di tutto per non mollarlo, noi saremmo senz’altro felici. Sono pronta a giurare che è stata lei a far mettere quel gallo nero davanti alla mia porta.
MICHEL: e se anche così fosse? Andiamo, sono due coetanei, è giusto che si amino tra di loro. Tu puoi avere tutti gli uomini del mondo, perché dovresti sprecare il tuo tempo dietro ad un ragazzo che avrà a malapena la metà dei tuoi anni?
MARGOT: perché, finalmente, non devo amare un uomo per ciò che rappresenta, ma per ciò che è, per la sua sensibilità, per la dolcezza che sa esprimere.
MICHEL: è solo un’illusione, Margot, credimi. Hai bisogno di credere di amarlo, ma non lo ami affatto.
MARGOT (risentita) : io mi domando perché stia ancora qui a parlare con te, pur sapendo che non riuscirò mai a farti capire il mio punto di vista.
MICHEL: lo capisco benissimo, e so che anche tu, dopo tutto, condividi quanto ti sto dicendo. Il tuo orgoglio, tuttavia, ti impedisce di fare chiarezza con te stessa.
MARGOT: Michel, sai meglio di me che ho sempre combattuto per amore in vita mia, e non voglio arrendermi proprio adesso che ho trovato qualcosa in cui credere con tutta me stessa. E’ un ragazzo adorabile. Domani lo inviterò qui a pranzo, te lo farò conoscere di persona, e sono certa che cambierai immediatamente opinio…
Squilla il telefono.
MARGOT: magari è proprio lui! (si precipita a rispondere) Allô? Sì… Alexandre, sei tu? (strizza l’occhio a Michel e commenta a voce bassa) - visto, che ti avevo detto? - Sì, caro, come stai? Ne sono felice… sì, sto bene anch’io. Sai, ho una gran voglia di rivederti, e stavo pensando che domani potresti venire qui a pranzo, ho un amico da presentarti, ti piacerà, vedrai. Poi, nel pomeriggio… come dici, scusa? Ah, hai un impegno? Sì… capisco… no, non devi preoccuparti, non è poi così importante… magari possiamo fare dopo domani… ah… certo, sì, non puoi mancare… come no, è importante. Quando vuoi, io ti aspetterò volentieri… d’accordo, sì, ti voglio bene anch’io… ciao… (posa la cornetta, è triste. Trattiene le lacrime a stento)
Era Alexandre, ha detto che domani non può venire perché deve partire per Amiens. Forse non te l’ho detto, ma lui studia medicina, e sembra che ci sia un convegno importante… è giusto che ci vada… (è pensierosa).
Michel, mi scuseresti un attimo, per cortesia?
MICHEL (conscio della difficoltà del momento) : certamente, andrò a prendermi qualcosa da bere. (esce di scena)
Scena seconda
Margot si avvicina alla finestra e getta uno sguardo alla casa di fronte. Quindi, torna a sedere sul divano, prende in mano la cornetta e, dopo una breve esitazione, compone un numero.
MARGOT (muta il tono della voce) : Allô? Sono Laure Colissy, vorrei parlare con Madame Cécile… ah, voi siete Marguerite, sua figlia? Ma è meraviglioso! Certamente non vi ricorderete di me, sono un’amica di vostra madre, mi trovo a Parigi per qualche giorno e gradirei tanto incontrarvi, non vi rivedo da quando avevate dodici anni, immagino che sarete diventata una fanciulla incredibilmente bella. Magari domani potrei… come dite? Ah, domani partite? E dove andate di bello? Perdonerete la mia curiosità, ma è tale il desiderio di… come dite, ad Amiens?… Capisco (il tono della voce cambia repentinamente)… sì, passerò da voi la settimana prossima… (riattacca senza nemmeno salutare, è assente).
Non è possibile, non sta succedendo a me. (Si alza in piedi e torna davanti allo specchio. Si tocca il viso con le dita, prova a distendere la pelle delle guance e a sorridere; infine, scoppia a piangere).
Rientra Michel con un bicchiere in mano, le si avvicina e glielo porge.
MICHEL: coraggio, bevi.
MARGOT: oh, ti prego, Michel, vattene, lasciami sola…
MICHEL: no, non ora, hai bisogno di me. Coraggio… (le porge il bicchiere e lei sorseggia il liquore). Va meglio?
MARGOT (annuisce) : sì… adesso va meglio. (Lo fissa per un lungo istante, e infine lo abbraccia) Oh, Michel, io…
MICHEL: no, lascia stare, non devi dire nulla, non ce ne è bisogno.
MARGOT (lo accarezza) : sei così caro con me, mentre io… io sono sempre stata una sciocca.
MICHEL: già, forse è per questo che non ho mai smesso di amarti, non posso fare a meno della bimba che c’è in te.
MARGOT: sì, una bimba troppo cresciuta.
MICHEL: ma che, in fondo, vuole solo essere amata.
MARGOT (lo guarda con occhi dolci) : e che un giorno, magari, sarà pronta per esserlo (chiude gli occhi, si avvicina a Michel e lo bacia).
MICHEL: Margot?
MARGOT: sì?
MICHEL: tu confondi l’amicizia con l’amore.
MARGOT (sorridendogli) : non lo sai che l’amicizia è di per sé una forma di amore? Devo averlo sentito da qualche parte.
MICHEL: secondo me tu leggi troppi romanzi d’amore.
MARGOT: il mio romanticismo deve pur nutrirsi di qualcosa, non trovi?
MICHEL: spero non solo il tuo romanticismo. Anzi, che ne diresti di un bel pollo alla "Garenne", domani, da "Chez Maxime"?
MARGOT: mi prendi in giro? Dopo tutto quello che è successo?
MICHEL: mi hanno detto che i galli neri sono favolosi arrosto… specie quello che ti ha mandato tua zia.
MARGOT (sorpresa) : mia zia?
MICHEL: Appunto. Ho qui una cosa per te. (Le porge un biglietto che estrae dalla tasca dell’abito).
MARGOT (lo apre e lo legge assumendo un’espressione di stupore) : ma è di mia zia Amélie, è proprio vero, me lo mandato lei! Si scusa per essersi dimenticata di allegare un biglietto al pacco… (continua a leggere e sorride) Mi spiega persino come cucinarlo. Poverina, non si è ancora arresa all’idea che io in cucina sia una frana.
MICHEL (ironico) : beh, sarei proprio curioso di vederti alle prese con i fornelli.
MARGOT: te lo sconsiglio vivamente, mio caro, sono molto più brava a mangiare. Dio, come mi sento sollevata.
MICHEL: e allora?
MARGOT: e allora cosa?
MICHEL: il mio invito, te ne sei già dimenticata?
MARGOT (sorridente) : senti, perché non facciamo cucinare la bestiola da Alphonse e non ce ne andiamo al giardino delle Tuileries… tanto domani i piccioncini non ci saranno!… Io posso portare degli ottimi pasticcini alla vaniglia.
MICHEL: per me va bene, però…
MARGOT: però?
MICHEL: siamo sicuri che… non li finisca prima tua nonna?
Scoppiano a ridere di gusto, si abbassano le luci e cala il sipario.
FINE
MARGOT: mio Dio, chi può essere a quest’ora? Oh no, magari è lui, forse si è accorto che lo stavamo spiando dalla finestra! Cosa faccio adesso? Ah, mi sento mancare… (è sul punto di svenire)
Michel interviene in suo aiuto e la fa adagiare sul divano.
MICHEL: coraggio, mia cara, stai tranquilla. Non temere, andrò io a parlare con quell’individuo e gli dirò di andarsene. Respira adesso, respira profondamente, tornerò all’istante (Si alza ed esce di scena per qualche secondo).
MARGOT (mentre si riprende lentamente) : non… non posso farmi vedere in queste condizioni, non deve vedermi così. Me ne andrò in camera, fingerò un’emicrania (si alza e fa per uscire dalla parte opposta a quella da dove è uscito Michel).
MICHEL (rientrando) : Margot, dove stai andando?
MARGOT (si volta con spavento) : Michel! Dio mio, per fortuna sei tu. Sei solo?
MICHEL: sì. Alphonse mi ha detto che un fattorino gli ha appena consegnato questo, immagino sia per te. (le mostra un pacco)
MARGOT: cos’è quel pacco?
MICHEL: non saprei… magari un presente da parte di un ammiratore! (sorridendo) Perché non lo apri?
MARGOT (delusa) : un regalo…
MICHEL: non mi sembri molto felice. Comunque, qui ci sono scritte delle iniziali: "A. M".
MARGOT (con interesse) : "A. M.", hai detto? Fammi vedere! (si avvicina a Michel, gli strappa il pacco di mano, lo esamina attentamente e poi lo apre con curiosità) Ahh!! (atterrita lancia un grido di spavento e indietreggia)MICHEL (guardando all’interno) : ma è… è un gallo nero!
MARGOT: mi sento male… (sviene).
MICHEL (la prende tra le sue braccia e le fa aria) : Margot, Margot, mia dolce, stupenda Margot. Smetti di soffrire inseguendo uomini che non meritano il tuo amore. Se solo tu comprendessi quanto è forte il sentimento che mi lega a te…
MARGOT (poco alla volta si riprende. Quindi, con voce stanca) : oh, Michel, c’è qualcuno che ce l’ha con me! Il sangue del gallo nero viene usato nei riti satanici per evocare il Maligno. E’ evidente che vogliono farmi del male! Oh, Michel, se stasera non fossi venuto qui e mi fossi trovata sola, credo proprio che sarei morta di paura di fronte a tutto questo.
MICHEL: non devi dirla neanche per scherzo una cosa del genere. Io sono qui per te, non ti abbandonerò mai per nulla al mondo.
MARGOT: promettimelo.
MICHEL: te lo prometto.
MARGOT (si alza in piedi, di nuovo battagliera) : e allora vai da quella poco di buono della Tangot, fingi di essere il suo amante e stampale un bordello in casa!
MICHEL: ma neanche per sogno!
MARGOT: ma perché? Fallo per me, ti prego.
MICHEL: ma cosa ti viene in mente? Io non ti chiederei mai una cosa del genere.
MARGOT (beffarda) : ah, no?
MICHEL: no, non lo farei mai.
MARGOT: estate di due anni fa, al Bois de Boulogne… non ti ricordi?
MICHEL: assolutamente no.
MARGOT: qualcuno aveva dato un appuntamento ad una tale Mademoiselle De Vodreaux di cui aveva avuto l’indirizzo attraverso un amico, e che, si diceva, doveva essere piuttosto belloccia…
MICHEL (finge di ricordare vagamente) : ah, quella volta lì, si è trattato solo di una ragazzata, niente più.
MARGOT: ah, sì? Peccato che quando la signorina si è presentata all’incontro il suo aspetto contrastava, e non poco, con l’angelica descrizione che ne era stata fatta.
MICHEL: appunto, è stato solo uno stupido scherzo del mio amico Godard.
MARGOT: e mi sta bene. Ma chi è che ti ha tratto d’impaccio da quella situazione imbarazzante?
MICHEL (rassegnato) : tu.
MARGOT: mi fa piacere che te ne ricordi. (cominciando a ridere) Rivedo ancora la tua faccia da cane bastonato mentre passeggiavi lungo il viale con lei che ti fissava con i suoi splendidi occhi… strabici… e tu che cercavi di allontanarla in ogni modo nel timore che incontrassi qualcuno di tuo conoscenza, e che quindi ti rovinassi la tua reputazione di sciupafemmine.
MICHEL: non era poi così male, in fondo.
MARGOT (sarcastica) : non era male? Era alta almeno quindici centimetri più di te, magra da sembrare uno spettro, e aveva le gambe così storte che se l’avessi messa al centro del Campo di Marte non avresti potuto distinguerla dalla torre Eiffel.
MICHEL: esagerata! Voi donne siete sempre così spietate nel giudicarvi l’una con l’altra.
MARGOT: solo quando ci sentiamo… minacciate! Voi uomini siete così influenzabili, del resto.
MICHEL: comunque adesso non è il caso di rivangare quella vecchia storia…
MARGOT: tu eri disperato e mi chiamasti il giorno stesso in cui la incontrasti, pregandomi di venire in tuo aiuto.
MICHEL: e lo hai fatto, altroché se lo hai fatto.
MARGOT: il giorno dopo, mentre tu la spingevi a forza verso lo stagno con la scusa di mostrarle i cigni, ma in realtà perché avevi una paura folle di incrociare uno dei tuoi amici, io vi sono venuta incontro e… come è stato? (finge di essere furente) "Michel, chi è questa sgualdrina?" La tua espressione… non me la dimenticherò mai!
MICHEL: lo credo, tu arrivasti con un pancione tale che pareva dovessi partorire un ippopotamo da un momento all’altro.
MARGOT: lo sai che sono un’attrice consumata quando serve. E poi…
MICHEL: e poi… Splash! Feci una figura tale che tuttora, quando so di dovermi recare al Bois de Boulogne, devo evitare di tagliarmi la barba almeno due settimane prima, e indossare occhiali scuri e cappello.
MARGOT: però era carina la tua amichetta in mezzo alle papere, no?
MICHEL: grazie a te ho dovuto far finta persino che fossi fuggito all’estero. Suo fratello mi ha aspettato ogni sera davanti a casa per più di due mesi. Alla fine, per poter entrare ed uscire senza rischiare di essere linciato, mi sono dovuto spacciare per il fratello gemello di me stesso.
MARGOT: sì, ma intanto ti sei liberato di quella specie di mantide religiosa vestita di nero… Dio, se l’avessi sposata giuro che ci sarei venuta io sotto casa tua ad aspettarti. (si avvicina, dolce) E allora, non hai voglia di ricambiare quel piccolo favoruccio?
MICHEL: bene, adesso è il mio turno! Da due anni a questa parte il favore te l’avrà reso… una ventina di volte?
MARGOT: ma dai, al massimo te l’avrò chiesto due o tre volte.
MICHEL (conta con le dita) : mi limito a citare quelli di cui ricordo il nome: Alain, poi c’è stato Robert, il figlio della Du Fresne, poi Gêrome, il finanziere, Alexis, Maurice, Rodolphe… poi c’era quell’altro, aspetta, quello che aveva quei denti incredibilmente lunghi, ti ricordi?
MARGOT: oh, Philippe, che buffo che era. Si spacciava per il pronipote di Napoleone, e poi venne fuori che suo padre faceva il lustrascarpe.
MICHEL: esatto. E poi Claude, Jules…
MARGOT (mentre lascia la stanza) : va bene, va bene, mi arrendo, come non detto. Comunque, hai visto anche tu ciò di cui è capace quella maledetta. Devo sbarazzarmi di lei prima che sia troppo tardi. Ma è meglio riparlarne domani, adesso sono veramente stanca. Au revoir, mon chéri, ti aspetto domani sera per cena. Scusa se non ti accompagno, comprenderai che sono un po’ provata da tutti questi eventi. Ah, il gallo te lo puoi prendere, magari facci un po’ di brodo, ti farà bene… bonne nuit!
MICHEL (timoroso) : un momento, sbarazzarti in che senso?
MARGOT (con aria vendicativa) : eh, vedrai, mio caro, vedrai…
Si spengono le luci e cala il sipario.
Fine primo atto
Ho avvertito un leggero fremito.
Una pagina si solleva, vela
sospinta dal mio pensiero di te che se ne va.
Dove sei? L’ombra che ho di fronte
rifugge con orrore
la luce livida del mattino.
Non posso biasimarla:
faccio lo stesso con te.
Lo specchio mi rimanda
un’immagine che non mi appartiene,
forse di un vecchio,
magari di un pazzo,
ma certamente non sono io;
io che continuo a scrivere di te.
Perché solo questo mi resta:
imprigionare il tuo sguardo
dentro gabbie d’inchiostro blu,
fino a che una lacrima venga a liberarti,
per farti fuggire via.
Ancora una volta.
Per sempre.
MARGOT: Michel, ho bisogno del tuo aiuto.
MICHEL: e no, senti Margot, adesso mi spieghi tutto fino in fondo, altrimenti io…
MARGOT: tutto a tempo debito. Adesso non abbiamo un solo minuto da perdere. Vai alla finestra! Mettiti da un lato, senza farti vedere, e dimmi se vedi arrivare qualcuno. (controlla l’orologio che porta al polso)
MICHEL (si avvicina alla finestra) : io non vedo proprio nessuno.
MARGOT: continua a tenere gli occhi bene aperti. Se il mio intuito di donna non mente, tra poco dovresti vedere qualcosa. (si avvicina alla parete e abbassa l’intensità della luce del lampadario). Allora, non accade niente?
MICHEL: mi sembra di no… un momento, sì… c’è un uomo che si sta incamminando in questa direzione…
MARGOT: è lui, lo immaginavo! E com’è? Descrivimelo.
MICHEL: e che vuoi che ne sappia? E’ buio, se ne intravede a malapena la sagoma.
MARGOT: oh, è lui, me lo sento, a quest’ora non può essere che lui! Che cosa fa?
MICHEL: va verso la casa qui di fronte… sta salendo gli scalini dell’ingresso… si avvicina alla porta…
MARGOT: maledetto traditore, lo sapevo, io non mi sbaglio mai (si avvicina anche lei alla finestra e si mette a spiare) .
MICHEL: posso sapere di chi stai parlando?
MARGOT: non è affare tuo.
MICHEL: e allora che ci sto a fare io qui?
MARGOT: stai facendo un favore ad una tua amica, mi pare logico… eh, guarda!
MICHEL: cosa?
MARGOT: laggiù!
MICHEL: laggiù dove? Vuoi essere un po’ più chiara?
MARGOT (grida) : Aah! Nella stanza di fronte a noi… hanno acceso la luce!
MICHEL (sobbalza) : ma mi vuoi morto allora! E se avessero aperto la finestra che avresti fatto?
MARGOT (agitata) : non ce la faccio a guardare, mi sento male, dimmi tu che succede (va verso il divano e si siede).
MICHEL: la luce adesso è meno intensa, forse hanno acceso una candela, non saprei…
MARGOT (nervosa) : certo, i pipistrelli la temono la luce. E adesso che cosa succede?
MICHEL: non sta accadendo nulla… anzi sì, c’è qualcuno, sembrerebbe una donna…
MARGOT (curiosa) : e cosa fa, cosa fa?
MICHEL: niente, è lì immobile… però…
MARGOT: però cosa?
MICHEL: c’è come un’ombra… sembrerebbe che ci sia qualcun altro nella stanza con lei.
MARGOT: elementare, Watson (prende il cuscino bianco, si alza e si avvicina a Michel senza che lui se ne accorga). Allora, cosa fanno?
MICHEL: sono molto vicini, sembra che si stiano abbracciando… e… adesso la luce si è spenta (si gira).
MARGOT (gli dà il cuscino in testa) : tutti uguali vuoi uomini!
MICHEL (schifato) : Margot, ti prego, ancora con questo avanzo di cane!
MARGOT (esasperata) : ora, mi sai dire come si possa amare un uomo quando sai che ti tradirà con la prima che si dimostrerà carina e disponibile con lui? E’ impossibile! (va verso lo specchio) Certo, lei è giovane, è carina, è affascinante… mentre io, mentre io… (scoppia in lacrime)
MICHEL: Margot, mia cara, ma tu sei ancora bellissima, nessuno riesce a resisterti.
MARGOT: tu invece eri meglio dieci anni fa… sei invecchiato.
MICHEL (risentito) : questo non è carino da parte tua, Margot. Il tempo passa per tutti, e anche tu dieci anni fa eri senz’altro meglio.
MARGOT (gli ridà il cuscino in testa) : e allora lo vedi che stai mentendo? Che razza di amico sei?
MICHEL (arrabbiato): sei ingiusta con me, così come lo sei con te stessa. E’ inevitabile che il tempo passi per tutti, ma il fascino di una persona non viene meno con il passare degli anni.
MARGOT: davvero? E allora, vediamo un po’, andresti a letto… con Adéline Marfort?
MICHEL: Adéline Marfort? Ma avrà almeno settantacinque anni!
MARGOT: rispondi alla mia domanda: ci faresti l’amore insieme oppure no? E’ una donna affascinante, lo dicono tutti.
MICHEL: sì, ma… ma è una vecchia!
MARGOT (di nuovo gli dà il cuscino in testa) : e tu sei un bugiardo, come tutti gli uomini!
MICHEL (si alza in piedi, è furibondo) : beh, se la smettessi di andare dietro soltanto a dei mocciosi avresti senz’altro più fortuna!
MARGOT (offesa): e cosa vorresti, che andassi… che andassi con uno come te, magari?
MICHEL (ferito) : beh, io almeno saprei (si interrompe)… già, forse hai ragione, in fondo che te ne faresti di uno come me?… Beh, credo che a questo punto sia ora di andare. Mi dispiace che ci dobbiamo lasciare così. Forse sarebbe stato meglio se non fossi venuto stasera.
MARGOT: no, aspetta. (gli va incontro e lo abbraccia) Non è colpa tua se hai un’amica tanto sciocca da credere ancora nell’amore, e che non si accorge di avere accanto a sé una persona meravigliosa, che le vuole davvero bene.
MICHEL: mi fa piacere che tu lo pensi.
MARGOT: non l’ho mai dubitato, neanche per un attimo.
MICHEL (emozionato) : davvero?
MARGOT: davvero.
Si avvicinano lentamente, si fissano reciprocamente negli occhi, sembra stiano per baciarsi. Suona il campanello.
(continua...)
Scena terza
Rientra in scena Margot. Posa il cuscino sul divano, è impaziente.
MARGOT: che diavolo ci fai ancora qui?
MICHEL (dolce) : ti aspettavo, volevo vedere come stavi.
MARGOT (isterica) : e allora te ne puoi andare! Io sto bene, non lo vedi? Sto bene… (si guarda allo specchio e comincia a piangere)
MICHEL: Margot, ti prego, lascia che ti aiuti, ti sono amico e non posso andarmene vedendo che tu sei in questo stato… oh, ti giuro che non era mia intenzione offenderti. Se avessi tenuto la mia bocca chiusa e non ti avessi ricordato il tuo povero Fifì, io…
MARGOT (comincia a singhiozzare) : quel maledetto, se lo avessi qui davanti a me lo scorticherei con le mie stesse mani.
MICHEL (perplesso) : come dici, mia cara?
MARGOT (colma di rabbia) : dico che se lo avessi qui davanti gli strapperei quei maledetti riccioli fino all’ultimo… Dio, come lo odio! (Si avvicina minacciosa a Michel, è fuori di sé) Se potessi averlo qui per un solo istante… gli strapperei le budella e ci farei… ci farei (è di fronte a Michel)…
MICHEL (prende il cuscino bianco, glielo mette tra le mani e si allontana) : ecco cara, prendi il tuo Fifì, e fanne ciò che desideri. (dà un’occhiata all’orologio) Oh, accidenti, ma è tardissimo, devo proprio andare. Sai, venendo qui ho visto Dumartin, mi ha detto che questa sarà a teatro danno una commedia di Feydeau, magari se mi sbrigo…
MARGOT (satanica) : tu non vai proprio da nessuna parte.
MICHEL (fingendo di starnutire) : etciù! credo proprio che mi stia venendo una brutto raffreddore, sai il clima inglese, con tutta quell’umidità, ho proprio bisogno di andare a rip…
MARGOT (lo prende per le spalle e lo costringe a sedere sul divano) : mettiti seduto e prendi in mano la cornetta.
MICHEL: ma io non devo telefonare a nessuno!
Margot minaccia di picchiarlo in testa con il cuscino.
MICHEL: d’accordo, d’accordo, prendo la cornetta.
MARGOT: componi il 2-2-3-4-5-6.
MICHEL: 2-2-3-4… 6…
MARGOT: 5-6, ho detto 5-6!
MICHEL: 5-6, va bene, non ti arrabbiare (a se stesso) - come se già non lo fosse. - (al telefono) Allô? Sì, buonasera, sono… sono… (a Margot, sottovoce) - ma chi diavolo sono? Posso sapere almeno chi sto chiamando?
MARGOT (di nuovo tranquilla, con aria complice) : dì che sei… Marie Dupain!
MICHEL: sono Marie Du… (riattacca) Ma sei impazzita? Fai chiamare me e mi fai fingere di essere una donna? Dimmi almeno chi sto chiamando?
MARGOT: oh, accidenti, stavi andando così bene! E va beh, improvvisa, fai una voce femminile… la Dupain ha la voce di uno scaricatore di porto, per questo ti ho detto di far finta che fossi lei.
MICHEL: perché io avrei la voce da scaricatore di porto?
MARGOT: mais, non, mais non, mon bijou, ma potevi fingere di essere la Dupain raffreddata. Dai, ricomponi il numero.
MICHEL (si appresta a telefonare di nuovo): oh, con te è davvero impossibile discutere… dimmi prima cosa devo dire, non posso inventare al momento, dall’altra parte capiranno che sto fingendo!
MARGOT: e a te cosa te ne importa? E poi vedrai che risulterai molto più credibile se improvviserai mentre parli. Coraggio!
MICHEL (ricompone il numero, poi, con la voce lievemente in falsetto) : allô, buonasera, sono Madame Dupain…
Margot gli stringe il naso tra il pollice e l’indice della mano sinistra, mentre con la destra si nasconde la bocca sorridente.
MARGOT (suggerisce) : dì che cerchi Mademoiselle Tangot… che vorresti andare a trovarla stasera…
MICHEL (ancora più in falsetto): vorrei parlare con Mademoiselle Tangot… (guarda con aria interrogativa Margot che lo incita a gesti a parlare. Subito dopo lei si allontana, va verso la finestra e guarda fuori) Sì, ci siamo viste la settimana scorsa ai "Magasins Laborteaux", e lei aveva insistito tanto perché la venissi a trovare uno di questi giorni. Mi chiedevo se potevo venire stasera, mi rendo conto che l’orario non è forse dei migliori… come dice? Ah, non è in casa? Oh, certamente, certamente, non mancherò di farlo… sì, la ringrazio molto, e porga i miei saluti a mademoiselle Marguerite, sì, buonasera a lei (riattacca).
MARGOT (entusiasta, mentre si avvicina) : bravo, sei stato formidabile. Che hanno detto? E’ in casa?
MICHEL: no, no, non è in casa…
MARGOT (lo minaccia con il cuscino) : vorresti dire che non è a casa?
MICHEL: ma sì… no, volevo dire che… insomma, ma perché te la prendi con me? Si può sapere che cosa ti sta succedendo? Io non ci capisco più niente!
MARGOT: ah, quella vipera maledetta, a chi vuole darla a bere? Ha smesso di succhiare latte l’altro ieri e già si crede di essere la padrona del mondo! Ma non ha ancora capito con chi ha a che fare, ed è forse giunta l’ora di dimostrarglielo.
MICHEL (a se stesso) : ma non potevo rimanere a Londra, mi domando?
(continua...)
Scena seconda
Rimasto solo, Michel, dopo un lungo sospiro, torna a sedere sul divano.
MICHEL: beh, in fondo me lo merito. Non so perché, ma ogni volta che parliamo di sentimenti, lei fraintende le mie parole. Devo riconoscere che, dopo tutto, ha ragione: è una questione di sensibilità. E di sensibilità Margot ne ha da vendere. Una donna che ha avuto cinque mariti e, Dio solo può saperlo, quanti amanti, ma che ancora è in grado di innamorarsi come una debuttante al suo primo ballo in società, di sensibilità ne ha davvero in abbondanza. Ed è proprio questo che mi ha fatto perdere la testa per lei. Mi ricordo ancora la sera in cui la conobbi, non la dimenticherò mai. Sono passati… venti anni! Era la sera di Natale, e ci trovavamo dai Mescenscieux. Mi ricordo che ero proprio di fronte al camino, e stavo avendo una piacevole conversazione con il duca De Borieux, quando… Splash! Sono stato raggiunto da una pioggia di champagne che ha inondato il mio frac nuovo. Mi sono voltato… mi sono voltato e ho trovato di fronte a me la creatura più affascinante che avessi mai incontrato in tutta la mia vita: Margot. Con quel suo sguardo da eterna sognatrice, quella bocca mai sazia di baci e di frasi romantiche. Io mi limitai a sorriderle, senza nemmeno preoccuparmi dell’incidente che si era verificato. Lei si volse per un istante verso di me e disse: "Joyeux Noël, chéri, con tutto lo champagne che le ho versato addosso sarà davvero un gran Natale!". E lo fu. Aspettai che ripartisse dalla festa, poi seguii la sua vettura fino a qui. La mattina successiva, mi presentai alla sua porta con dodici rose rosse e l’animo di una ragazzino alla sua prima cotta. Suonai il campanello, attesi a lungo, ed infine mi venne aperto. Alphonse, il maggiordomo, mi fece accomodare in questo stesso salotto, ed io rimasi qui, immobile, col cuore che mi pareva volesse schizzare via dal petto, tanto batteva forte. Ad un tratto la porta si schiuse, io fui sul punto di morire e… ed era di nuovo il maggiordomo.
- (con voce impostata) "La signora la prega di accomodarsi nella sua camera, signor Dupont".
"Nella sua camera?", ripeto incredulo. Mille pensieri iniziano a girare vorticosi nel mio cervello, e mi sento ebbro al pari di Ulisse che, fattosi legare all’albero maestro della sua nave, si lascia sopraffare dal canto sensuale delle sirene. "Dunque mi ha notato" penso, "anch’io devo esserle rimasto impresso! Dio, è il più bel giorno della mia vita!" Corro su per le scale, mi precipito in quella che, sono certo, è la sua camera, lasciandomi alle spalle il maggiordomo, che rinuncia a farmi strada. Spalanco la porta e… e lei è lì, bellissima nella sua vestaglia di seta che ne avvolge la figura armoniosa. Mi inginocchio al suo cospetto, le sfioro la mano destra con le labbra e… "vi amo, Margot!" sto per sussurrarle… Ma ecco che, come in un sogno, lei inizia a sciogliere il nodo che lega la vestaglia, e quindi, simile ad una rosa in boccio, allarga delicatamente i suoi petali, permettendomi di ammirare l’incantevole meraviglia del suo corpo. Io allungo le mie mani, le sto per carezzare i seni candidi… (a questo punto Michel inizia a giocare con le voci, interpretando, di volta in volta, se stesso e Margot) quando lei mi fa: "mi auguro che se la cavi con le misure".
Io la contemplo con animo voglioso e le rispondo: "non si preoccupi, madame, nessuna si è mai lamentata delle mie misure". E penso: "è mia, è solo mia, ha scelto me". La mia mano tremante la sta per toccare… ma lei continua: "a dire la verità, avrei preferito che fosse venuto vostro padre".
Io la guardo esterrefatto: "mio padre, madame? Ma… mio padre è morto!"
- "Vostro padre è morto? Oh, mio Dio, non ne ho avuto notizia. Sono desolata, avrei potuto mandare almeno un mazzo di fiori…"
- "Oh, vi ringrazio, Madame, è davvero molto gentile da parte vostra… ma perché, mio padre veniva spesso da voi?"
- "Sì, spessissimo, Monsieur Dupont era un così brav’uomo, un vero signore. E poi, con tutto il rispetto per voi, quanto a misure non aveva rivali!"
- "Oh beh, sapete, è una dote di famiglia, madame".
- "Eh, è proprio vero, sono sempre i migliori che se ne vanno…"
- "Sì, è proprio così…"
- "Ma sono convinta che voi avrete appreso da lui ogni segreto".
- "Sì… certamente, diciamo che più che altro ho fatto molta esperienza da solo, ecco."
- "Chissà quante donne saranno passate tra le vostre braccia…"
- "Oh, a dire il vero… sì, non mi posso lamentare".
Poi lei mi rivolge un sorriso malizioso e mi fa: "ne sono felice. Allora, le vogliamo prendere queste misure? Ma mi raccomando la precisione, perché l’altra volta le vita era un po’ troppo larga".
(Torna se stesso) E questo fu il mio primo incontro con Margot. Adesso comprenderete perché vi dico che, quando parliamo di sentimenti, noi due ci fraintendiamo sempre. Però ero riuscito a conoscerla, ed ero al settimo cielo. Certo, quando ha capito che non ero il figlio del sarto Dupont, mi è corsa dietro lanciandomi quanti più insulti poteva, mi ha persino tirato dietro una graziosa porcellana di Sèvres a forma di gatto! Ma alla fine siamo diventati amici, abbiamo imparato ad apprezzarci e a volerci bene, anche se non esattamente nel modo che avrei voluto io. E’ che per una donna come Margot non è possibile amare un solo uomo; la sua passionalità ha dei confini pressoché universali, una fame pantagruelica, e io, per il suo appetito, ero poco più di un chicco d’uva a fine pasto. Però abbiamo sempre avuto un’ottima intesa io e lei, e molti miei amici invidiano il forte legame che mi unisce a Margot. Sono fermamente convinti che tra di noi esista qualcosa più di un semplice amore platonico. Allora io ribadisco loro, con maggiore convinzione, che un uomo e una donna, pur senza copulare, possono raggiungere un perfetto stato di simbiosi intellettuale. E sapete come reagiscono di fronte a queste mie parole? Ridono, ridono a crepapelle, come se gli stessi raccontando la più divertente delle barzellette. Eppure è così, tra me e Margot c’è tutto questo: io non posso vivere senza lei, e lei… non può vivere senza me.
(continua...)
Questa volta cambiamo totalmente genere... si va a teatro!!!
- MARGOT -
Atto Primo
Scena prima
Siamo nella Parigi degli anni ’30. E’ sera. La scena si svolge nel salotto di una ricca esponente dell’alta società francese. Al centro, c’è un piccolo divano con di fronte un tavolino da tè su cui è poggiato un telefono. Sullo sfondo, ci sono delle piante, una finestra, uno specchio e alcuni quadri appesi alle pareti. A destra, in fondo, c’è una tela raffigurante una pantera. Entra Michel, un elegante signore di mezza età, vestito di tutto punto.
MICHEL (prendendo congedo dal maggiordomo) : ti ringrazio, Alphonse, aspetterò qui. Sì, non temere, non ho alcuna fretta. Mi fumerò un sigaro nel frattempo. (A se stesso) - Mai venire a casa di Margot, se si ha fretta. - (Si guarda intorno mentre si accende un sigaro. Aspira alcune lunghe boccate di fumo, poi si mette ad osservare i quadri appesi al muro, e da ultimo quello con la pantera).
MARGOT (ruggisce sensuale da dietro le quinte) : roar, roar…
MICHEL (le è di spalle) : oh, oh, sono finito dritto dritto tra le fauci della belva… ora dovrò lasciarmi sbranare…
Una mano sensuale si allunga fino a sfiorare il naso di Michel con un vezzo. Annunciata da un abbondante boa di piume di struzzo, fa il suo ingresso Margot. E’ un’affascinante donna di circa cinquanta anni, dai modi molto raffinati.
MARGOT (ironica) : ma io non voglio sbranarti; il mio è solo un richiamo d’amore, mon Jou Jou, non ricordi? (Si avvicina e lo bacia sulla guancia).
MICHEL: oh sì, adesso ricordo, sì.
MARGOT: ecco perché voi uomini vi potete permettere di cambiare donna ogni giorno… è sufficiente che vi si faccia una smanceria e… adieu ma chérie!
MICHEL: non mi vorrai paragonare a tutti gli altri uomini, spero?
MARGOT: mais non, mon ange, non potrei mai. Tu resti sempre il migliore e più caro amico che abbia (gli stringe il naso con le dita e glielo scuote affettuosamente). E allora, che novità mi porti da Londra?
MICHEL: devo parlarti di moda, di politica o di amore?
MARGOT (sensuale) : inizia dalla politica…
MICHEL (serio) : beh, sono andato ad un congresso dei laburisti, ed ho potuto ascoltare il discorso tenuto dal ministro…
MARGOT (si allontana da lui ed inizia a ballettare cantando) : "L’amour est un oiseau rebelle, que nul ne peut apprivoiser, et c’est bien en vain qu’on l’appelle, s’il lui convient de refuser…"
MICHEL : come siamo allegre oggi, per me è una gioia vederti così. E’ forse merito di quel Jules di cui mi hai parlato prima che partissi per Londra ?
MARGOT: Jules? … Oh, Jules… no, poverino, un ragazzo molto simpatico e affettuoso, non c’è dubbio, però forse un po’ troppo… pressante. Sai come sono fatta io, no? Alla fine… ho dovuto farglielo notare.
MICHEL: ho capito. Tra qualche giorno lo ripescheranno nella Senna con una bella pietra appesa al collo, come ha fatto quell’altro, come si chiamava?
MARGOT (rivolta a Michel, severa) : ah, questa poi non te la perdono proprio. Arsène aveva dei grossi problemi economici, gli usurai gli stavano alle calcagna, non ha potuto fare a meno di compiere quel gesto. Io non ne ho alcuna colpa! A volte stento a credere che tu possa essere così cinico, Michel, riesci davvero a stupirmi. Dopo tutto, ti renderai conto di quanto possa avere sofferto quando l’ho saputo… (si siede, nasconde il viso tra le piume del boa e inizia a singhiozzare).
MICHEL (la raggiunge per consolarla) : suvvia, mia cara, non è il caso di rievocare queste tristi vicende che appartengono al passato.
MARGOT (affranta) : se ripenso al suo sguardo quando ci siamo lasciati l’ultima volta…
MICHEL: sono stato davvero un mostro a ricordarti quella brutta storia.
MARGOT: … la tristezza che si poteva cogliere nei suoi occhi…
MICHEL: Margot, ti prego, parliamo d’altro…
MARGOT: … mi mancano i suoi teneri riccioli da carezzare…
MICHEL: sì, me ne rendo cont… i riccioli? Ma, cara, Arsène non era calvo?
MARGOT: … non dimenticherò mai la sua maniera così dolce di dimenare la coda in segno di affetto.
MICHEL (dubbioso) : la… la coda?
MARGOT (scoppiando di nuovo in lacrime) : oh, Fifì, piccolo tesoro mio…
MICHEL (perplesso) : Fifì?
MARGOT: sì, il mio prezioso, adorato barboncino. Arsène me lo aveva regalato per il mio quaran… trentacinquesimo compleanno, e quando l’ho lasciato… me lo ha portato via (di nuovo lacrime).
MICHEL: mi domando se si può essere più insensibili di così. In fondo, riprendersi un cane… voglio dire, uno che non ha nemmeno più di che sfamarsi cosa se ne fa di un cane?
MARGOT (si rialza) : se lo mangia.
MICHEL: mi sembra chiaro che se lo man… un momento, che significa "se lo mangia"? Mi stai prendendo in giro?
MARGOT: altroché, quel maledetto se lo è divorato la sera prima di uccidersi, per ripicca nei miei confronti. Sapeva che, dopo la sua morte, Fifì sarebbe tornato qui, e ha voluto vendicarsi. (Sospirando) In casa sono stati rinvenuti solo i suoi teneri riccioli. Ma lui sarà sempre qui con me…
MICHEL (poggiando la testa su un cuscino bianco) : certo, coloro a cui abbiamo voluto bene sono sempre con noi; il loro ricordo vive dentro i nostri cuori in eterno. Che morbido questo cuscino, l’altra volta non c’era, vero? (ci appoggia la guancia)
MARGOT: già, è tutto ciò che mi resta…
MICHEL: il ricordo.
MARGOT: no, il cuscino.
MICHEL: il cuscino?
MARGOT: sì, è stato fatto con il pelo del povero Fifì.
MICHEL (balza in piedi e fa cadere il cuscino a terra, poi inizia a strofinarsi la guancia con la mano) : cosa? Ma perché non mi hai avvertito? Non vedevi che mi stavo appoggiando su… su quel brandello di cane?
MARGOT (indignata, si abbassa a raccogliere il cuscino) : sai essere uomo fino in fondo, tu; la sensibilità non sai nemmeno che volto abbia.
MICHEL: ma, Margot, stavo annusando un cuscino fatto con il pelo di un cane morto, ti rendi conto?
MARGOT: non era un cane qualunque, era il mio Fifì. Abbi almeno un po’ di rispetto per la sua memoria!
MICHEL: e sia, ma, per favore, chiudiamo questo argomento; dovremmo stare qui a ridere delle nostre avventure di questi ultimi tempi, sorseggiando un buon bicchiere di cognac, e invece litighiamo per un cane morto!
Per tutta risposta, Margot gli getta uno sguardo glaciale ed esce di scena furibonda.
(continua...)
"Basta, non posso più andare avanti così", ripeté a se stesso ancora una volta. "Diamine, dovrò pur farmi notare in qualche modo! Ma come?" Nei mesi passati aveva provato infinite volte a dare una risposta a questa domanda. Fiori, poesie, lettere, tutto gli appariva immancabilmente scontato e inadatto. Si portò davanti allo specchio, contemplò per qualche attimo il suo viso emaciato e pallido, la barba incolta, i capelli bianchi venati di un giallo sbiadito e quelle occhiaie pronunciate che lo rendevano molto più vecchio dei suoi sessantasei anni. Lei era così bella, quasi senza età, mentre lui… Si guardò attorno nervoso in cerca di una risposta, e alfine i suoi occhi esasperati scorsero un armadietto che, un tempo, era appartenuto a sua moglie. Lo aprì e cominciò a frugarci dentro: trucchi, bigodini, spazzole, tinture per capelli, creme e quant’altro. Si rimirò allo specchio un’ultima volta, poi tornò a fissare il contenuto dell’armadietto. E decise.
Tre ore più tardi, un distinto signore in completo blu uscì dal 39 di via delle Camelie, lasciandosi dietro un’intensa scia di profumo e l’espressione stupefatta della portinaia. I suoi passi si diressero sicuri verso il portone di fronte, quindi su per le scale, fino ad arrestarsi di fronte ad una porta su cui spiccava il numero 15 dell’interno. Sotto il campanello non compariva nessun nome. Nico bussò e, di lì a poco, l’espressione sorpresa di lei fece capolino attraverso una stretta fessura.
"Deve scusarmi, signora, abito qui di fronte, avrei bisogno di parlarle."
"Oh sì, prego, entri pure, si accomodi" rispose lei con fare cortese, invitandolo ad entrare.
"Mi chiamo Nico, Nico Tita, abito proprio qui di fronte."
Lei aggrottò per un attimo le sopracciglia provando a riflettere, ma si arrese quasi subito.
"Ah… sì."
"Ecco, vede… io…"
"Gradisce un caffè?" tagliò corto lei tradendo un lieve imbarazzo. "Poi mi spiegherà con calma".
Nico era sul punto di dirle tutto, ma non desiderava offenderla ed accettò. Lei si alzò e andò in cucina, lasciandolo lì ad impastarsi le mani sudate mentre rifletteva su cosa dirle. Non riusciva a stare tranquillo, era come se quella passione, così a lungo repressa dentro di lui, avesse d’un tratto rotto gli argini come un fiume in piena, impedendogli di comportarsi in maniera razionale.
"Basta, ora vado da lei e le dico tutto". Si alzò e la raggiunse ma, come la vide, si bloccò sulla soglia della porta. Lei era di spalle, intenta a preparare il caffè.
"Deve scusarmi, immagino che il mio atteggiamento debba risultarle sconveniente, ma devo assolutamente dirle che… ecco… sa, non conosco nemmeno il suo nome… comunque, io sono venuto qui per dirle che, da quando l’ho incontrata per la prima volta al mercato, non so se ricorda… ecco… non so come spiegarle… comunque, la cosa che devo dirle è che io… io l’amo". Ce l’aveva fatta.
Lei, nel frattempo, aveva appoggiato la moka sul fornello, e nel momento in cui Nico aveva terminato di parlare aveva spento il fiammifero che reggeva tra le dita con un leggero soffio. Poi aveva appoggiato le mani sui bordi della cucina a gas ed era rimasta immobile e silenziosa a contemplare la fiamma che ardeva. Un istante così lungo da sembrare eterno. Nico aveva il cuore che gli batteva forte in gola, provava quasi vergogna per se stesso, e messo di fronte a quella reazione, ritenendo di avere commesso un’imprudenza irreparabile, si volse e scappò via, lasciandosi dietro la porta aperta.
Lei riapparve dopo qualche minuto, il vassoio con sopra due tazzine fumanti e una zuccheriera poggiato sulle mani. Il persiano, disteso sul divano, gli occhi socchiusi, continuava a fare le fusa.
"Adesso può dirmi tutto, ho messo il mio apparecchio acustico… ma, Puffy, dov’è andato quel signore? Non ho capito cosa volesse esattamente, credo si trattasse di… ah ecco, sì, di una gita, voleva parlarmi proprio di una gita."
FINE
Un timido sole lambiva appena i tetti della città assonnata in quella tranquilla domenica mattina. La voce metallica della radio a pile si mescolava al profumo morbido e avvolgente del caffè che, suadente, si sprigionava dalla cucina. Ancora niente. Nico continuava a scorrere con occhio attento il perimetro del terrazzo di fronte, impaziente di percepire un movimento qualsiasi. Niente da fare, era presto. Cercò dunque di tranquillizzarsi, immaginando che lei fosse placidamente sdraiata nel suo letto soffice, il suo persiano accanto che faceva le fusa. Si diresse in cucina, si versò del caffè caldo e addentò senza voglia un’insipida fetta di pane integrale. Masticava meccanicamente, seguendo all’unisono il ritmo della lancetta dei secondi. Poi, come ebbe terminato, corse di nuovo nel terrazzo e vide che una delle persiane era stata aperta. Forse era il caso di andarsene in salotto, avrebbe dato meno nell’occhio. E così fece. Si sedette sulla poltrona, allungò la mano verso una rivista, la portò a sé e la rimise subito a posto. Non gli riusciva di stare fermo. Si accostò alla finestra e cominciò a frug